Una frattura con il nostro elettorato. Folle andare avanti così

Una frattura con il nostro elettorato. Folle andare avanti così

Intervista a Gianni Cuperlo di Mauro Favale – la Repubblica, lunedì 26 giugno 2017 

ROMA. «C`è una frattura tra noi e un pezzo della società che nel Pd dovrebbe riconoscersi. È inutile negarlo». Gianni Cuperlo, ex sfidante di Matteo Renzi alle primarie del 2013, esponente della minoranza Dem, non getta tutta la croce di questo risultato elettorale addosso al segretario.

Eppure i primi dati ci restituiscono la fotografia di un centrosinistra sconfitto nelle città più importanti. Di chi è la responsabilità?
«Se si perde la ragione non è mai una soltanto. Alle amministrative i candidati e il giudizio sui temi locali contano ma pesa anche il clima generale, il sentimento del Paese. Bendarsi gli occhi non aiuta a capire e meno ancora serve cercare un colpevole su cui rovesciare le colpe. L`errore più grave però sarebbe rimuovere l`eventuale sconfitta perché è la premessa per perdere di nuovo».

Una sconfitta del genere non potrebbe fornire un argomento a Renzi? Queste Comunali dimostrano che nemmeno con le coalizioni il centrosinistra vince.
«Servirà ragionare sui numeri ma vedo tre questioni. Un`astensione sempre più massiccia che incrina la democrazia. Una successione di risultati negativi che investe il Pd da tre anni: le Regionali in Veneto, il trauma di Torino e Roma, e poi Perugia, Venezia, il referendum di dicembre e adesso lo schiaffo di Genova. Fingere che si tratti di eventi senza un legame vuol dire negare la realtà. La terza questione è come rilanciare oggi il centrosinistra perché la coalizione in diverse realtà c`era e non è bastato. Quindi la riflessione riguarda tutti e se ne esce solo con una grande volontà comune».

Il segretario è rimasto defilato in questa campagna: doveva spendersi di più?
«La rottura tra noi e un pezzo della società che nel Pd dovrebbe riconsocersi dura da alcuni anni e senza aggredire questo limite non si torna a vincere. Tanto più che la destra è viva e non vedo spazi per alcuna operazione alla Macron. La sola strada è ripartire dai nostri principi, da una discontinuità di contenuti, stile, linguaggio e ricostruire così una fiducia che si è smarrita».

Cosa succede adesso? Proverete a dare uno scossone alla segreteria Renzi?
«Toccherebbe a chi è alla guida farsi carico di questo warning, questo allarme rosso uscito dalle urne. Non vederlo equivale a spingere il Pd a una probabile sconfitta alle Politiche. La saggezza di una classe dirigente è nel coraggio di correggere i propri errori. Questa capacità finora non vi è stata ma continuare a passare col rosso a questo punto sarebbe un atto di incoscienza».

Qual è la prospettiva per la minoranza del Pd? Provare a convincere Renzi a cambiare linea? Oppure approfondire il dialogo con Pisapia?
«Non sono due cose in contraddizione. Continuo a battermi per un partito diverso e sabato saremo in piazza con Pisapia e molti altri per dire che un centrosinistra largo, civico, vincente si deve costruire e per riuscirci serve un Pd disposto a riaprire quel cantiere. Io non chiedo abiure a nessuno ma di ripartire dall`intelligenza e passione che fanno mettere il bene di tanti davanti a quello di uno».