Subito la legge elettorale, in gioco l`immagine della politica

Subito la legge elettorale, in gioco l`immagine della politica

Intervista a Gianni Cuperlo di Alessandro Trocino – Il Corriere della Sera, domenica 16 aprile 2017

ROMA Gianni Cuperlo, a cinque mesi dal referendum, la politica sembra girare a vuoto. Siamo nella palude?
«Sì, l`allarme lanciato dal direttore del Corriere Luciano Fontana è fondato. Senza una nuova legge elettorale il Parlamento vedrebbe aumentare il disprezzo nei suoi confronti. In gioco è la qualità di istituzioni e democrazia. Una legge che tenga assieme rappresentanza e governabilità serve a rigenerare una partecipazione mai apparsa così impoverita».

D`Alema diceva: se vince il No, in poche settimane si fa una legge elettorale. Ma è tutto fermo.
«La legge elettorale non è un aspetto tecnico ma la chiave che può ricostruire un legame di fiducia tra il popolo e chi dovrebbe interpretarne i bisogni. Senza nuove regole evocare il populismo diventa lo scudo dietro il quale un ceto politico difende se stesso».

Come si rimedia alla paralisi sulla legge elettorale?
«Uscendo da questa melina assurda. Tanto più dopo i14 dicembre questa è l`ultima chance per una classe dirigente. La forza più grande, il Pd, deve avanzare una proposta. Il Mattarellum, che io approverei domattina, non ha i numeri per passare. E allora non basta dire “aspettiamo cosa ci propongono gli altri”. Serve che diciamo noi su quale base è possibile trovare un accordo».

Quale soluzione per garantire la governabilità, oltre che la rappresentanza?
«Ho depositato alla Camera ed è stata ripresa al Senato una proposta che poggia su tre punti. Collegi uninominali al posto dei capolista bloccati. Riparto proporzionale dei seggi e un premio fisso come incentivo alla governabilità. Su queste basi possiamo arrivare in fondo».

Accreditare il Pd come partito di Renzi, più che mobilitare gli elettori a favore di Orlando e Emiliano, induce all`astensione. C`è questo rischio?
«Sostengo Orlando per molte ragioni ma una sulle altre, che il Pd è nato per guidare un centrosinistra di governo, quello che abbiamo difeso a Milano, Bologna, Cagliari, dove abbiamo vinto. Dove quel disegno si è spezzato abbiamo perso. La scelta di fondo alle primarie del 3o aprile vive qui».

Le Comunali: in caso di sconfitta nelle città più importanti, la responsabilità sarebbe della maggioranza e di Renzi?
«Vengo da una scuola dove si vince o si perde assieme. Poi è evidente che chi guida ha una responsabilità in più anche se non sempre in questi anni ha mostrato di esserne all`altezza».

Il governo è troppo cauto?
«Non si tratta di cautela. Per me l`obiettivo è una crescita robusta in una cornice di equità e lotta alle diseguaglianze. Bene il contrasto alla povertà ma va finanziato per coprire il disagio di 5 milioni di persone. Bene l`aiuto fiscale alle imprese sane che innovano e assumono e basta coi bonus perché premiano nel breve ma non ci fanno uscire dalla crisi peggiore della nostra vita. Gentiloni e Padoan lo sanno e d`altra parte saranno giudicati su questo».