Settima regola.

Settima regola. L’Europa avrà un futuro solo se lo alimenterà coi valori della sua civiltà e con la dignità dei popoli.

“Dove finisce l’Europa? Siamo un continente che non conosce, se non in parte, confini naturali, ma questa è anche la più grande opportunità che la storia ci ha offerto. Anche per questo l’Europa termina dove finiscono i principi della sua civiltà. Sono Europa i Balcani? Come negarlo. Ma non può dirsi oggi europeo il regime di Ankara o il neo autoritarismo di Mosca. L’integrazione europea è figlia delle pagine migliori del vecchio secolo e di una politica illuminata capace di pacificare un continente violentato da nazionalismi e due guerre civili che hanno causato milioni di morti oltre alla tragedia incancellabile della Shoà. In Italia quella pagina buia venne riscatta dalla Resistenza. Preservare la pacificazione del continente, espandere ragioni e valori della nostra cultura, è ancora il traguardo storico che dà un senso agli eredi di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e del loro Manifesto. Ma insieme a questo dobbiamo sapere che senza rimotivare la fede dei popoli nel disegno di un’Europa madre e non matrigna anche il traguardo più alto – la pace – può entrare in pericolo. Cambiare le regole ha questo valore. Non è più, se mai è stata, materia di tecnici e burocrazie. Oggi torna a segnare l’essenza della politica. Servono regole macroeconomiche per il rilancio degli investimenti con politiche monetarie espansive. Serve la golden rule che scorpori gli investimenti dal bilancio e la mutualizzazione dei debiti sovrani facendo finalmente decollare lo strumento degli eurobond. Se l’Europa vuole salvare se stessa deve dimostrare di poter salvare dignità e benessere dei suoi cittadini. Se la sinistra europea non vuole aprire la strada ai populismi e alle destre deve unirsi attorno a un’altra idea di politica e integrazione. L’Europa ha un futuro se torna a essere uno spazio di tolleranza, mescolanza, laicità e dialogo interreligioso”.