Seconda regola.

Seconda regola. Se vogliamo tornare a vincere con le nostre parole, la persona e la dignità sono fondamenti di una rivoluzione gentile, nel pensiero e nell’azione.

“Mai in tempi recenti l’Europa aveva conosciuto una crisi tanto profonda, pervasiva, duratura. Considerando le 25 economie più ricche del pianeta si stima che il 70 per cento della popolazione nell’ultimo decennio abbia visto il proprio reddito restare fermo o ridursi in misura sensibile. Vuol dire una cifra tra 540 e 580 milioni di esseri umani. La conseguenza, prima che nelle urne, si è manifestata nel paesaggio sociale, nella geografia di paure e speranze, nella coscienza di trentenni che, al pari dei nonni, debbono risparmiare non per sé ma per garantire ai figli la sicurezza di una vita degna. Tutto ciò ha prodotto un sovvertimento del modo di pensare, dei sentimenti comuni a due o tre generazioni. Ha condizionato il giudizio sulla democrazia come istituzione capace di promuovere chiunque si trovi a partire svantaggiato. Il cambio di coscienza ha preceduto di molto la percezione degli stessi problemi da parte della sinistra. E il nodo è qui. Nel fatto che solo un aumento della spesa sociale, il ripensamento del welfare, la piena occupazione come traguardo di crescita sostenibile, politiche pubbliche espansive, diritti di cittadinanza come bussola di civiltà sono in grado di ricollocare l’identità della sinistra in asse con la storia. La via è quella di soluzioni coraggiose – progressiste anche perché credibili – sui grandi nodi del qui e ora: migrazioni, debiti sovrani, giustizia sociale e fiscale, salute, istruzione.”