Resto nel partito ma il segretario si fermi non è un imperatore

Resto nel partito ma il segretario si fermi non è un imperatore

Intervista a Gianni Cuperlo di Giovanna Casadio – la Repubblica di lunedì 3 luglio 2017 

ROMA. «Non voglio stare con i piedi in due staffe, ma suggerisco di non abbattere il cavallo». Gianni Cuperlo, leader di Sinistradem, ripete che nel Pd resisterà fino all`ultimo. Su Facebbok ha postato la canzone che gli è stata dedicata: “Non puoi stare ancora nel Pd”.

Cuperlo, due piazze che non si sono parlate, quella di Renzi a Milano e quella di Pisapia e Bersani a Roma: il centrosinistra è all`anno zero?
«Se penso a centinaia di giunte locali dove il centrosinistra governa direi di no. Se invece guardo ai vertici la risposta è sì e non è una buona notizia perché senza una alleanza larga il pericolo è di consegnare il Paese alla destra».

Lei è andato a vedere la piazza dell`Ulivo perché si sente più vicino a Pisapia che a Renzi?
«Sono andato all`assemblea del Pd e nella piazza di Roma e l`ho fatto perché sono convinto che campi diversi, il civismo evocato da Giuliano, e forze politiche debbono incontrarsi. So che il rammendo della tela non è mai stato così difficile ma neppure mai tanto necessario».

Che impressione ha avuto della kermesse della sinistra?
«Ho sentito passione per valori che possono parlare anche a chi lì non c`era. Si può comporre ciò che si è venuto rompendo, sulla dignità del lavoro, su accoglienza e lotta alla miseria, sull`idea di un`etica in economia. Anche con un tratto di umiltà che faccia scorgere qualche grammo di vero nelle ragioni degli altri».

Quella di “Insieme” pensa sia un`operazione nostalgica come la definisce Renzi?
«Penso sia un`operazione che nasce anche dai peccati del Pd. Dieci anni fa volevamo mescolare le culture per innovare. Oggi commentiamo piazze separate e toni ostili. Non ho nostalgia per coalizioni rissose ma vedo sottovalutato il tema di un`alternativa sociale prima che di sigle».

Altri militanti dem sono usciti o stanno per uscire dal Pd. La imbarazza oli seguirà?
«Stare nel Pd non è una fede ma un atto ostinato di volontà. Perché credo giusto non dare per perduta la forza più grande. Il Pd è nato per rappresentare una sinistra larga e non per immaginare dopo il voto di allearsi con un pezzo della destra. Quella sarebbe la fine del progetto».

Cosa si aspetta cambi nel Pd?
«Molte cose. A partire da un leader che non invita chi non la pensa come lui a scendere dal treno anche perché milioni di elettori sono già scesi. Vorrei un partito che non promuove alla segreteria chi si vanta di non essere iscritto e che destra e sinistra sono arnesi vecchi. Vorrei la si smettesse di considerare le primarie come la cambiale in bianco che ti consente di fare ciò che vuoi perché ti hanno eletto segretario, non imperatore».

I bersaniani chiedono di scegliere: o con loro o con il Pd.
«La scelta non è tra un bene e un male. Ma ridare a un popolo la fiducia che ce la possiamo fare a cambiare l`Italia dalla parte giusta. Per riuscirci non basta dire “competition is competition”: rimettere assieme i cocci non sarebbe facile e il rischio è alimentare l`astensione o la fuga verso i 5Stelle. Non voglio stare coi piedi in due staffe ma suggerisco anche di non abbattere il cavallo».