Quinta regola.

Quinta regola. L’uguaglianza è sorella della cittadinanza ed entrambe sono figlie della democrazia. Solo la difesa di questa laica trinità segna il futuro del diritto.

“La disuguaglianza è una violazione della dignità umana. Non deriva solo dallo spessore del portafoglio ma dalla pienezza della vita che ciascuno è messo in condizione di vivere. Alla radice del tema vi è la ripartizione delle risorse. Tra i Nord e i Sud del mondo. Tra i ricchi e i poveri in mezzo a noi. Demografia, mercato del lavoro, modi di formazione delle famiglie, distribuzione dei redditi, equità fiscale, accesso al welfare…le variabili che battezzano quella dignità sono molte. La via maestra per la sinistra è ripensare i mercati in rapporto alla società, la loro logica e gestione. Combinare in modi virtuosi le sfere della protezione e degli investimenti che servono a promuovere opportunità di impiego, impresa, produzione di benessere. La trama delle declinazioni è ampia. Un salario minimo sotto al quale viene negata la dignità del lavoro. Un reddito di inserimento sociale agganciato a percorsi di inclusione (formazione, tirocinio, servizio civile). Istituti di protezione dell’infanzia concordati su scala europea e vincolanti per tutti i paesi membri (come un assegno fisso per figlio integrativo dei redditi familiari bassi). Alzare l’aliquota marginale sui redditi imponibili sino a un massimo del 65 per cento. Introdurre una imposta progressiva sugli immobili di pregio accompagnata da un aggiornamento dei dati catastali e aprire finalmente la discussione su una imposta sui grandi patrimoni come elemento di equità e giustizia. Perfezionare la norma universale di protezione dalla miseria con fondi adeguati (bastano 7 miliardi per integrare il reddito del 91 % delle famiglie sotto la soglia di povertà). Diamoci l’obiettivo di estirpare dal Paese nei prossimi cinque anni la piaga della povertà minorile”.