Quarta regola.

Quarta regola. L’etica pubblica fonda una nuova economia solo se la sinistra torna a coltivare principi di equità e una più alta moralità.

“La grande crisi di questi anni si può leggere come un palazzo a tre piani. Al primo ci siamo noi, l’Italia coi nostri problemi. Il secondo è l’Europa con le sue regole. Al terzo abita la finanza con le sue deformazioni. A essersi allagato è stato il terzo piano e la causa sta nella speculazione, arricchirsi grazie a denaro che cumula altro denaro lasciando marcire l’economia reale. L’acqua però è scesa sommergendo chi stava sotto, ma il costo dei danni è pesato per intero sugli inquilini dei piani bassi lasciando i responsabili del terzo liberi di lucrare sulle loro colpe. Per la sinistra il messaggio è chiaro: se la politica rimuove un livello adeguato di “capitale sociale” che vuol dire associare l’economia e la creazione di ricchezza a norme morali riconosciute e condivise, l’intero sistema sociale rischia di crollare perché la rabbia degli esclusi prevarrà su qualunque soluzione. Vuol dire che dopo l’economia dei numeri, dei rischi, delle scommesse bisogna costruire una economia diversa, della persona e dell’interesse comune. Esiste un campo enorme da coltivare: pensare una finanza regolata, rivalutare beni e servizi della comunità, investire su opere pubbliche che ridisegnano città, periferie, territori, portando sicurezza dove manca, ritrovare la bussola di un’idea di progresso orientata al bene comune dell’umanità. E ovviamente ripensare lo Stato, il suo ruolo che la destra ha voluto deprimere nel nome di un mercato che si sarebbe autoregolato. E invece serve una macchina pubblica rigenerata e spinta al massimo dell’efficienza, nel rapporto col cittadino, nei tempi della giustizia civile e penale, nella qualità dei beni di cittadinanza a partire dalla salute e dalla cultura. Tutto ciò passa anche dalla limitazione di prodotti finanziari speculativi. Vanno separate banche d’affari e di investimento. Dirottato il credito all’economia reale. La via è farsi artefici di una economia basata su etica, trasparenza, creatività. E ovviamente sul principio della legalità che in un Paese con le nostre patologie vuol dire lotta dichiarata e quotidiana contro le mafie di ogni genere. Contro ogni forma di corruzione, evasione, rifiuto o negazione delle regole di uno stato di diritto”.