Prima regola.

Prima regola. La sinistra deve innovare se stessa e le soluzioni che indica. Quando quella innovazione insegue ricette della destra, la sinistra perde il legame col suo popolo.

“La Storia conosce grandi svolte. Non sono infinite ma esistono. Una di queste fu la caduta del Muro e l’idea che Occidente e Democrazia avessero vinto la sfida del tempo. Quella novità, tra le sue ricadute, produsse due leader del campo progressista: Bill Clinton e Tony Blair. Entrambi convinti di poter “usare” il mercato per “fare cose di sinistra”. Il vocabolario ne risentì: liberalizzare, creare concorrenza, togliere ingessature alla società, promuovere i meriti, coltivare le opportunità. Il liberismo di sinistra vedeva la luce e pareva prender corpo la “Terza Via”. L’esito però è che inseguendo quel convoglio altri termini sono scivolati sullo sfondo: uguaglianza, piena occupazione, un fisco progressivo (chi ha di più paghi di più). Lo stesso welfare, difeso a parole, ha iniziato a soffrire tagli motivati da un’austerità (sbagliata) nei conti e una lotta (giusta) agli sprechi. E’ accaduto così che l’Occidente sia giunto alla crisi del 2008 stremato negli anticorpi sociali, con una classe media, per non dire di quelli più poveri, colpita nella quotidianità e vittima del peggiore impoverimento della vita. Al contempo la democrazia ha conosciuto una stagione dominata dal dio denaro. Costi sempre più esorbitanti delle campagne elettorali – solo per la rielezione Obama ha speso un miliardo di dollari mentre Trump ha sciolto il nodo a monte essendo miliardario egli stesso – e una capacità di rappresentare gli strati popolari sempre più indebolita. Da qui, da questa fotografia e dalla sua severità, dobbiamo ripartire”.