Populismo ed estremismo, ma chi sono?

Populismo ed estremismo, ma chi sono?

di Giorgio Merlo

Dunque, Renzi giustamente – almeno a mio parere – dice che il Pd e’ il vero “argine” contro il populismo. Di Maio dice, singolarmente, che il movimento 5 stelle e’ “l’unico argine contro l’estremismo”. Salvini sostiene che la Lega e’ una garanzia per il buon governo contro la demagogia.

Ora, in attesa che parli anche il leader di Forza Italia Berlusconi, anche se e’ persin troppo facile sapere che la tesi e’ quella che il suo partito sara’ il vero ed unico argine contro ogni estremismo, populismo e demagogia, c’e’ una sola domanda quindi che un cittadino non puo’ non farsi. E cioe’, ma allora questi “capi” delle piu’ grandi forze politiche italiane sono tutti un “argine”, ma contro chi? Contro i partiti e i movimenti che viaggiano tra il 3 e il 5 per cento? Contro fette di opinione pubblica che minacciano sfracelli contro la politica e le istituzioni democratiche? Vallo a sapere. Per il momento, e al netto delle buone intenzioni di chi combatte contro il populismo, l’estremismo e le richieste demagogiche – cioe’, a quanto pare, tutti i principali partiti italiani – e’ bene intendersi su cosa significa il termine populismo. Mi soffermo su questo vocabolo perche’ ormai e’ diventato opinione comune sostenere che se un partito cavalca in modo piu’ o meno spregiudicato gli “istinti” provenienti dalla “piazza” viene iscritto di diritto al club dei populisti. Al riguardo, mi limito a fare 2 sole considerazioni per evidenziare l’ipocrisia che ruota attorno a questo dibattito.

Innanzitutto l’antipolitica e il populismo. E’ indubbio che ci sono forze politiche e partiti che proprio attorno a questo binomio hanno fatto fortuna. Lo sanno tutti ed e’ un dato di fatto. Il movimento 5 stelle, su questo versante, vanta una leadership indiscussa ed incontestabile. Ma il punto politico vero non e’ quello inerente il profilo “populista” di un singolo partito. Semmai, si tratta di capire qual’e’ la differenza vera – e non finta – tra i singoli “capi” partito sul terreno concreto dell’offerta e del linguaggio populista. La questione dei famosi “vitalizi” da un lato e la demonizzazione della democrazia rappresentativa, compresa la democrazia all’interno dei partiti dall’altro, confermano, per fare solo due esempi tra i tanti che si potrebbero fare, che e’ molto difficile, se non impossibile, tracciare una differenza di fondo tra i vari “capi” partito sul terreno concreto dell’approccio populista. Ossia, quando si tratta di delegittimare la politica, il passato, la memoria storica, gli stessi politici, i partiti e a volte le stesse istituzioni, e’ difficile, molto difficile, non vedere quasi tutti in prima fila. E uno si domanda, legittimamente, ma chi e’ il vero populista in questo guazzabuglio? E, in secondo luogo, c’e’ un modo concreto per sconfiggere la deriva populista, la degenerazione estremista e il vizio demagogico: la ricetta e’ quella che ricaviamo dalla “buona politica”. Buona politica che ha caratterizzato larga parte della prima repubblica e per qualche tempo anche la seconda repubblica, ovvero quella nata dopo le macerie di tangentopoli. Mi riferisco, nello specifico, quando la politica guida i processi, sfida l’impopolarita’ se ritiene che un progetto vada perseguito, guarda alla “prossime generazioni e non alle prossime elezioni” tanto per citare una bella espressione di Alcide De Gasperi, elabora un progetto politico e di governo che non si limita a cavalcare gli umori ma indirizza e cerca di convincere la pubblica opinione attorno alle idee senza accarezzare gli istinti primordiali. La cosiddetta “pancia degli elettori”, per dirla in gergo.

Ossia, il populismo, l’estremismo e la demagogia si sconfiggono esclusivamente attraverso la credibilita’ e l’autorevolezza della classe dirigente politica. La cosiddetta “qualita’” della classe politica. Se, al contrario, il tutto si limita al “piu’ uno”, inesorabilmente vince lo slogan del vecchio Pietro Nenni. E cioe’, “nella vita come nella politica c’e’ sempre un puro piu’ puro che ti epura”. Su questo versante, e’ la politica che deve ritornare ad essere protagonista e non piu’ solo autoreferenziale o un semplice prolungamento dei settori piu’ chiassosi della pubblica opinione.

Il populismo si sconfigge cosi’. E l’estremismo e la demagogia non prosperano se i politici non si limitano a cavalcare supinamente e passivamente la pubblica opinione. Perche’ se lo si fa, si corre il serio rischio che il populismo venga paradossalmente alimentato proprio dai politici e dai “capi” partito con la conseguenza di impoverire la politica e radicalizzare la pubblica opinione.

Ecco perche’, oggi, tutti si sentono “argine” contro il populismo e quasi tutti accarezzano, per motivi di basso consenso, le spinte populiste e demagogiche. La “buona politica”, se c’e’, il coraggio dei politici, se c’e’, adesso devono battere un colpo. Senza autodefinirsi tutti “argine” e senza sapere, al contempo, contro chi si combatte nello specifico.