Pd, partito senza bussola.

Pd, partito senza bussola.

di Giorgio Merlo

Al di la’ dei sondaggi compiacenti e rassicuranti, e’ evidente a tutti – tranne a chi non se ne vuole ancora accorgere – che il Pd e’ ormai privo di una bussola politica. L’immagine devastante che si sta trasmettendo a tutto il paese e’ semplicemente disarmante. Un partito diviso, rissoso, travagliato da faide personali e da rancori insanabili, privo di un collante culturale e profondamente scisso dai problemi che attraversano orizzontalmente gli italiani. Insomma, un partito che in queste ultime settimane e’ scisso dalla societa’ e dalla gente comune. Del resto, sarebbe appena sufficiente chiedere realmente ai cittadini – senza filtri compiacenti – cosa pensano delle “beghe” che caratterizzano ormai l’universo del Pd per rendersi conto in fretta delle risposte che possono arrivare: e cioe’, un partito allo sbando e privo di una prospettiva politica comprensibile. Appunto, senza una bussola politica.

E’ evidente a quasi tutti che questa situazione incredibile sino a qualche mese fa – anche se le avvisaglie erano ben note e da tempo – chiude il progetto politico del Pd che abbiamo conosciuto 10 anni fa con la segreteria di Walter Veltroni. Quella fase si chiude con questa “scissione”. Si apre, adesso, una nuova pagine per questo partito e per la stessa esperienza del centro sinistra nel nostro paese.

Ora, pero’, serve al piu’ presto riprendere una bussola politica. Serve, cioe’, rifondare quello che fu il Pd che abbiamo conosciuto alle origini. Non sara’ affatto facile e non occorre illudersi. I risultati elettorali, probabilmente, saranno la diretta conseguenza di questa autodistruzione, o autodissolvimento che dir si voglia. Si tratta, quindi, di saper rilanciare un progetto politico di centro sinistra e, soprattutto, di riuscire a salvaguardare quella pluralita’ che resta l’elemento distintivo e specifico del Pd. Fuorche’, dopo la scissione nel Pd e la nascita di una nuova formazione di sinistra democratica e ulivista, il Pd non si trasformi definitivamente in un “partito personale” o in un “partito del capo” come ormai sostengono buona parte dei commentatori e degli opinionisti politici nel nostro paese. Io resto convinto che, come dice giustamente Gianni Cuperlo, e’ ancora possibile costruire una alternativa politica, culturale e programmatica al renzismo dall’interno del Pd. Solo gli avvenimenti e le scelte concrete nei prossimi mesi ci diranno se questo sforzo e questo auspicio si tradurranno in realtà’ o se questo partito implodera’ definitivamente. Almeno come partito di centro sinistra e riformista, erede della migliore stagione dell’Ulivo.