Ora, la Sinistra.

Ora, la Sinistra.

DALLE 10.30 ALLE 16.00: SABATO 4 FEBBRAIO – SALA CONFERENZE DELLA DIREZIONE DEL PD – (ROMA – VIA SANT’ANDREA DELLE FRATTE 16)

La registrazione integrale su radio Radicale
http://www.radioradicale.it/scheda/499155/incontro-su-ora-la-sinistra

Pochi giorni dell’anno nuovo e molte cose raccontano un tempo diverso.

Alla Casa Bianca è arrivato il presidente più contestato da decenni. Donald Trump parla una lingua nuova o che sembra tale. Ha pescato consensi nell’America delusa e impoverita col paradosso che a farsi paladino di chi sta peggio è un miliardario dai trascorsi discussi. Le sue prime mosse preoccupano. Taglia la riforma sanitaria di Obama, tratta l’Europa come un vecchio teatro, vuole completare il muro alla frontiera col Messico, sdogana Putin e Erdogan allontanando Washington da Pechino. Non sarà una presidenza facile. Soprattutto, come si diceva una volta, se non ci occuperemo noi di lui è probabile che sarà lui a occuparsi di noi. E tutto ciò in un mondo che non conosce pacificazione. Guerre, conflitti regionali, migrazioni di massa, Stati falliti come in Libia, Siria, Iraq: una geopolitica in moto e dagli esiti non ancora segnati.

Su questo lato dell’Oceano l’Europa arranca stretta tra l’impoverimento del ceto medio e l’incubo del terrorismo. Siamo entrati nel nono anno della crisi e le ricette per uscirne hanno fallito. A mesi voteranno Olanda, Francia, Germania. Le sinistre non si presentano in forma. Socialisti francesi e tedeschi si preparano a una campagna difficile col rischio di trovarsi a tifare per i gollisti a Parigi e la Cancelliera in carica a Berlino. Forse mai come adesso servirebbero gli Stati Generali di una nuova sinistra per un’Europa da ripensare e in parte rifondare: nelle regole dei trattati, nelle ricette dell’economia, nella sua missione dentro la storia.

E poi ci siamo noi, l’Italia del dopo referendum con un altro governo. Con l’Italia di mezzo segnata da un terremoto che pare non finire e che vede tanti amministratori e sindaci impegnati in un’opera straordinaria di resistenza e ricostruzione. Alle spalle abbiamo un anno intero che ha visto inchiodati popolo e nazione su quella riforma che avrebbe dovuto segnare il traguardo di una stagione mentre ne ha decretato il rovescio. Sarebbe un errore non vedere le luci del triennio, dalla risposta al dramma migranti, ai tentativi di una politica espansiva, al varo di leggi di civiltà come sulle unioni civili o il “dopo di noi” o un primo segno nel contrasto alla povertà. Ma altrettanto sbagliato è rimuovere l’esito di quel referendum e la sua bocciatura, ben al di là della sola riforma e di una classe dirigente che ha finito per legare il proprio nome a scelte come jobs act e buona scuola vissute da parte del nostro mondo come una ferita. Sarebbe servito convocare un congresso vero e partecipato dove sentire la voce dei circoli, dove discutere in uno spirito di verità. E poi scegliere la rotta. Invece si è preferito rinviare il chiarimento a dopo elezioni che alcuni pensano come rivincita.

Siccome così non va, cioè così non si fa, è giusto che ognuno dica ciò che serve per rigenerare il Pd e ancorarlo a una sinistra e un centrosinistra in asse col Paese, con i bisogni di milioni di famiglie, lavoratori, giovani, donne in cerca di una chiave per il loro futuro.

Di questo e altro mi piacerebbe parlarne assieme. Di una ripartenza. Quando attorno a noi tutto cambia dobbiamo saper cambiare noi. Aprirci, gettare ponti, includere, mescolarci con quella generosità che oggi può fare la differenza. La prova insomma è immaginare, costruire, far vivere una sinistra sociale e culturale perché da lì passa adesso un messaggio di speranza.

 

Spero di vederti. Buone cose.

Gianni Cuperlo