Ora basta, con Renzi leader rischiamo una sconfitta storica

Ora basta, con Renzi leader rischiamo una sconfitta storica

Intervista a Gianni Cuperlo di Carlo Bertini – La Stampa, giovedì 29 giugno 2017

Renzi è sotto assedio ma non vuole inseguire i capi corrente come Franceschini che si ribellano. Come finisce questa storia Cuperlo, con la disgregazione del Pd?
«Questa storia deve ritrovare il senso che ha smarrito. Io non mi chiedo perché il Pd potrebbe finire, mi chiedo perché è nato. La risposta era dare all`Italia quella forza popolare e di sinistra che gli eventi avevano sempre impedito. Ma se dopo dieci anni il popolo che volevi unire si divide e si allontana allora devi chiederti cosa succede e come si raddrizza la barca».

Dicono che anche lei è in procinto di andarsene, è vero?
«Io so che senza la forza più grande, un centrosinistra di governo si allontana. E mi batto perché questo Pd cambi radicalmente. Rivendico lealtà e coerenza, ma non accetto il destino di un partito che cambia natura».

Alla fine il problema è la leadership di Renzi? Il leader Pd deve scordarsi Palazzo Chigi?
«Renzi è forte dentro il Pd ma il Pd oggi è debole nella società. Prima le sconfitte in Veneto, Roma, Torino. Poi la sfida sulla Costituzione con esito catastrofico. Ora si torna a perdere mentre Prodi sposta la sua tenda più lontano. Davanti a una scena simile spiegare che le politiche saranno un`altra storia è come lanciarsi senza paracadute».

Voi stessi dite che servono alleanze larghe e una capacità di unire che non è tra le prime qualità di Renzi.
«La domanda è se lui ha una linea in grado di evitare una sconfitta storica. Il mio cruccio è non consegnare l`Italia alla destra. In questo senso la sorte di un leader non può dipendere dalle chances di tornare a Palazzo Chigi».

E allora chi può guidare il centrosinistra al voto?
«Prima del nome conta la missione. Poi un programma di traguardi partecipati a cominciare dalla lotta a diseguaglianze immorali. E solo a quel punto alleanze e un leader».

Quali sono i limiti dell`operazione Pisapia secondo lei?
«Io tifo, e lo dico a partire dalla sinistra del Pd, perché tutti i pontieri abbiano successo. Lo faccio perché so che nessuno vincerà alzando muri».

Alla vigilia delle comunali i tifosi della coalizione speravano nelle vittorie locali per trovare conferma alla loro tesi. E ora Renzi ha gioco facile a riafferma re il rovescio, un Pd riformista che non insegue alleanze. Sbaglia?
«Sì perché l`autosufficienza non paga mai. Anche dire centrosinistra da solo non basta. Devi spiegare cos`è. Per me vuol dire capire che si sono spezzati legami profondi con chi si è risvegliato più povero. Non serve sommare le sigle. Servirebbe una grande alleanza civica e solidale con un radicamento tra quelli che vogliamo tutelare. Almeno se pensiamo che la sinistra oggi è senza un popolo alle spalle».

Lei dice che serve una rifondazione profonda a partire dai valori. Serve anche un luogo dove cominciare a realizzarla? Le primarie di coalizione possono essere un`occasione in tal senso?
«Potrebbero servire, a patto di capire che la crisi del nostro campo ha toccato una vetta e non ne usciamo con qualche scontro televisivo tra i leader. Ci sono luoghi dove non mettiamo piede da anni e legami sociali letteralmente spezzati. Somigliamo sempre più al ceto politico che dovremmo combattere. Appendevamo al muro Che Guevara e ora rischiamo la parte dei proci a Itaca. Il centrosinistra rinascerà da un viaggio nel Paese vero. Poi a settembre facciamo incontrare i percorsi diversi che credono in una nuova alleanza sociale e politica».

Che effetto le fa D`Alema che dice di voler trattare col Pd accordi dopo il voto come si faceva nella prima Repubblica?
«D`Alema cerca consensi per un altro partito, lo rispetto. Io vorrei un Pd che si impegna a non governare più con la destra».