Non basta lo statuto per vincere le elezioni

Non basta lo statuto per vincere le elezioni

Intervista a Gianni Cuperlo di Giovanna Casadio – la Repubblica, domenica 15 ottobre 2017

ROMA. «La mia casa è dove vive la sinistra».  Per ora Gianni Cuperlo , leader di Sinistra dem, dice che non getterà la spugna nel Pd. Però alla festa dei dieci anni non c`era. «A dirla tutta avrei curato di più il coinvolgimento di tutto il partito, delle sue radici e delle sue diverse anime». Preferiva insomma che fossero invitati Prodi, gli ulivisti e il vertice dem.

Cuperlo, perché non è andato alla festa del Pd?
«Al netto del fatto che lo spirito di questi giorni non mi pare improntato a festa, ero a Milano per un incontro e una lezione alla scuola di politica di Massimo Recalcati».

Dieci anni dopo, davvero più che festa è lutto, come dice Parisi?
«Avrei voluto fosse una giornata di riflessione profonda. Per quanto mi riguarda con la presa d`atto di una svolta necessaria. Senza questo il Pd muta funzione e può alimentare altro disincanto».

Emiliano parla di disfatta del Pd. E lei?
«Io sceglierei le parole con cura anche per evitare una disfatta del vocabolario. Vedo i rischi di una sconfitta se non si ricostruisce il centrosinistra e lavoro perché quel cantiere si riapra. Aggiungo che un partito nato per federare non è riuscito a tenere unito se stesso. Risolvere il tema parlando di tradimento non è la risposta».

II Pd è sempre casa sua? Cosa ritiene sia indispensabile cambiare?
«Casa mia è sempre stata dove vive la sinistra e continuerà a esserlo. Tento ancora di scommettere su questa forza e di poterla ancorare a quella identità sul terreno sociale e culturale. Con meno sinistra il problema non sarà il destino del singolo ma i voti, la militanza, le passioni che andranno perduti».

Lei non ha partecipato al voto di fiducia sulla legge elettorale, anche se poi ha votato sì al Rosatellum.
«Assieme ad altri ho considerato la fiducia un errore e penso che sarebbe molto grave riprodurlo al Senato. Ho avanzato delle proposte: dal voto disgiunto a rafforzare il profilo delle coalizioni. Se davvero vogliamo riaprire il dialogo con la sinistra fuori da noi bisogna tornare ad ascoltare anche alcune ragioni degli altri. La legge elettorale non è un braccio di ferro e non vorrei che ci si risvegliasse con una cocente delusione».

Renzi è, come dice lui, il leader e anche il candidato premier naturale?
«Lo si vedrà. Non basta una norma dello statuto per vincere. Prima serve dar vita a un campo più largo di noi. La forza di una classe dirigente è mettere al primo posto il paese. La sua intelligenza, capire quale sia la soluzione migliore per il governo».

Alleanze a sinistra con Mdp e con Pisapia?
«Spero nell`alleanza più larga, civica, inclusiva.  Rinunciare credo sarebbe un danno grave per tutti, lo dico anche ai miei compagni che hanno fatto scelte diverse. So che la strada è in salita ma insisto, parliamoci».

Banco di prova sono Ius soli e manovra economica?
«La legge di bilancio può essere il terreno per allargare i confini del centrosinistra nell`interesse di chi sta peggio. Salario minimo, investimenti, spesa per la salute e il lavoro. E prima lo stesso coraggio delle unioni civili sullo Ius soli. Possiamo vincere assieme ma bisogna volerlo».