La stagione dell`Ulivo non tornerà. Ma di alleanze è necessario discutere

La stagione dell`Ulivo non tornerà. Ma di alleanze è necessario discutere

di Giorgio Merlo


Ma l`Ulivo può ancora ritornare nella politica italiana? O meglio, un`alleanza di centro sinistra che si richiama all`impianto ulivista potrà ancora avere una cittadinanza attiva nella cittadella politica in vista delle prossime elezioni? La domanda non è retorica per un morivo molto semplice. L`Ulivo, almeno nel campo opposto alla destra e ai Cinquestelle, continua a suscitare attenzione, entusiasmo, fiducia e anche speranza. Al contempo, però, le condizioni per ricostruire un centro sinistra con un respiro ulivista appaiono sempre più sfumate e lontane da ogni possibile realizzazione. Certo, non si vive di soli ricordi né di richiami nostalgici. Ma è indubbio, meglio ripeterlo, che il richiamo dell`Ulivo non è soltanto un vago ricordo del passato ma continua, nel popolo del centro sinistra, ad essere un elemento che suscita bella e alta politica, che non è solo pallottoliere, sommatoria di sigle e potere bensì speranza di una nuova stagione accompagnata da alcune parole d`ordine: progetto, alleanza riformista, cultura di governo e competenza della classe dirigente. Oltre ad esprimere una vera ed autentica alleanza di centro sinistra capace di unire nel medesimo progetto politico le migliori culture riformiste – e costituzionali – del nostro Paese. Per questi motivi l`Ulivo non tramonta così facilmente nella coscienza popolare di questo campo politico e culturale.

Ma la domanda centrale che oggi ci si pone, di fronte ad un quadro politico radicalmente diverso rispetto ad un passato anche recente, è molto semplice: e cioè, la cultura e il progetto dell`Ulivo sono ancora attuali e riproponibili? La risposta, seppur interlocutoria, purtroppo vira verso il no. Del resto, i conti si fanno sempre e solo con i comportamenti e le scelte concrete degli attori in campo. Il principale partito di questo campo, il Pd, ha chiuso quella porta. Per il momento o per sempre non e` dato sapere. Ma così è. Il rifiuto della coalizione, della alleanza, dello stesso centro sinistra a trazione ulivista o unionista che sia, non rientrano più nel progetto a lungo termine di Matteo Ronzi e del gruppo dirigente del Pd. Prevale un`altra linea politica, frutto anche del nuovo sistema elettorale di stampo proporzionale. Una linea che si riassume in sostanza nell`autosufficienza del partito che rinnega, alla radice, qualsiasi forma di alleanza o di coalizione precostituita. Un modo come un altro per archiviare definitivamente anche l`esperienza politica e di governo guidata ed incarnata da Romano Prodi e Walter Veltroni.

Al contempo, la suggestione ulivista è in parte recuperata, seppur solo in parte, dal progetto politico di Giuliano Pisapia e dal raggruppamento che si sta formando alla sinistra del Pd. Ma anche su questo versante non possiamo non rilevare la pesante pregiudiziale ad personam nei confronti del segretario del Pd in vista della tanto agognata ricandidatura a palazzo Chigi nella prossima legislatura. Un elemento, questo, che di fatto blocca qualunque ipotesi di collaborazione di convivenza sotto uno stesso tetto politico. Certo, in un contesto politico dominato dal trasformismo e dal tatticismo esasperato, qualunque ipotesi non si può escludere a priori. Ma quando prevalgono i veti personali e le pregiudiziali ad personam anche i più arditi progetti politici rischiano di naufragare prima ancora di decollare. Ecco perché, a fronte di questa doppia strategia delle varie forze riconducibili seppur vagamente al centro sinistra, questa potenziale coalizione di matrice ulivista appare sempre più lontana. Eppure, di fronte al crescente consenso del centro destra suffragato non solo dai sondaggi ma anche e soprattutto dalle recenti elezioni amministrative in tutta Italia e dalla stabilità del movimento grillino, sarebbe necessario recuperare quel progetto e quella intuizione – seppur aggiornata e rivista – per poter competere seriamente con i cosiddetti avversari politici. A meno che non prevalga un altro disegno politico ispirato ad un riaggiornato trasformismo o ad un redivivo consociativismo che rinnegherebbero alla radice, questo sì, qualunque ipotesi di coerenza politica e di convergenza programmatica tra forze politiche affini e culturalmente e storicamente similari. Questo ci porta ad una semplice conclusione. E cioè, quando si parla di alleanze politiche da ricostruire, seppur riaggiornandole, non si tratta di dedicare del tempo ad un confronto astratto, lunare o puramente politologico. Si parla certamente di come garantire la governabilità del sistema ma anche, e soprattutto, di come salvaguardare la coerenza delle varie forze politiche in campo.