«Errore sui buoni. Si cercano le urne? Pazzesco farlo ora»

«Errore sui buoni. Si cercano le urne? Pazzesco farlo ora»

Intervista a Gianni Cuperlo di Alessandro Trocino – il Corriere della Sera, domenica 28 maggio 2017

ROMA Gianni Cuperlo, voi della minoranza Pd siete critici sui voucher: si stanno introducendo davvero o si sta regolarizzando il lavoro occasionale?
«Si è fatto un errore serio. A marzo il governo aveva abrogato i voucher per timore di un referendum chiesto da oltre un milione di cittadini. A quel punto era un dovere condividere la soluzione migliore per colmare un vuoto legislativo che comunque riguardava le famiglie e alcuni settori specifici, non le imprese che già dispongono di strumenti contrattuali flessibili».

Quindi è stato un errore abolire i voucher per paura del referendum?
«È stata una scelta del governo ma una volta presa, imponeva di seguire un metodo. Fare rientrare dalla finestra quel che era uscito dalla porta, farlo il giorno prima della data in cui avrebbe dovuto svolgersi il referendum e farlo senza coinvolgere i promotori non so se definirla una prova di arroganza o dolo. So però che su materie come queste il Pd può incrinare un legame già precario con quella parte di società che si sente ignorata da noi».

A che condizioni si può regolare il lavoro occasionale?
«I voucher nascono con la legge 3o e vengono sperimentati dal governo Prodi dopo il 2006. La ratio è far emergere una quota di lavoro nero in particolare nel settore agricolo. E così accade con oltre 500 mila utilizzi nel primo anno. Poi la diga cede e le imprese scelgono di usare lo strumento non per fare affiorare il nero ma per alimentarlo. Si tocca così il paradosso di i3o milioni di tagliandi. Di fronte a questo stravolgimento, la strada non è cancellare lo strumento per i lavori occasionali presso una famiglia o nel no profit. E in questo senso vedo le novità positive della norma. Ma ne vedo anche i limiti, perché la sua estensione alle imprese ripropone l`alternativa al ribasso  sul terreno dei diritti per quei lavoratori che dovrebbero essere impiegati con contratti flessibili che già esistono e prevedono tutele maggiori».

Mdp potrebbe votare no. Sta cadendo il governo?
«Non lo so. La maggioranza perderebbe un pezzo e qualunque soluzione non potrebbe che peggiorare il quadro. Anche per questo sarebbe stato saggio cercare per tempo una mediazione, prima di tutto  coi sindacati. Ma per farlo, bisognava alzare il telefono».

I renziani cercano l`incidente  per andare alle urne?
«Posso confessarle una cosa? A me sembra pazzesco che nelle condizioni del Paese si assista a una corsa al voto dove contano solo gli interessi dei singoli. Da settimane l`agenda è concentrata su quella data senza che si misurino idee e progetti capaci di aprire una stagione diversa dopo la recessione. Il declino passa nelle retrovie perché tutto dipende da chi taglierà il traguardo per primo. Penso che toccherebbe alla sinistra, fuori e dentro il Pd, lanciare un movimento dal basso che ricucia le divisioni».

Lei voterà il provvedimento? E la fiducia?
«Sui voucher ho detto ciò che penso. Dentro quella manovra c`è anche altro, risorse per i terremotati o per Alitalia. Non voglio distruggere, ma evitare altri sbreghi».

Voi contestate il ritorno dei voucher, ma il testo è fortemente appoggiato da Anna Finocchiaro, anche lei vicina a Orlando.
«Parlo per me. Con altri abbiamo criticato una scelta sbagliata. È già accaduto in passato ed è costata qualche solitudine. Ma temo che i fatti, come sul Jobs act, la scuola, l’italicum o la riforma della Costituzione, ancora una volta ci daranno ragione».