E se ritorna l’Ulivo?

E se ritorna l’Ulivo?

di Giorgio Merlo

E se dovesse ritornare l’Ulivo? Il progetto ormai aleggia da tempo ed e’ inutile fingere che nulla si muove. Il progetto illustrato, seppur per il momento genericamente da Giuliano Pisapia e accarezzato positivamente dal fondatore dell’Ulivo Romano Prodi e da altri esponenti di primo piano di quella stagione politica, ha immediatamente innescato un forte interesse in molti settori politici, culturali e sociali che proprio di quella esperienza conservano un gran bel ricordo. Un interesse politico ma anche, forse, un po’ emotivo. Una stagione che molti, stando almeno ai sondaggi, oggi si dichiarano almeno interessati a scoprire di che cosa si tratta.

Ora, senza soffermarsi sul progetto e sull’iniziativa di Giuliano Pisapia e di molti altri esponenti di primo piano del mondo della sinistra democratica e del cattolicesimo democratico sulla valenza di questa proposta, l’unica domanda che ci si deve porre e’ perche’ nasce proprio oggi. Se e’ vero, com’e’ vero – almeno stando alle dichiarazioni dell’attuale gruppo dirigente del partito – che il Pd e’ “il piu’ grande partito del centro sinistra italiano”. Delle due l’una: o chi pensa di dar vita al progetto dell’Ulivo per “nuovo centro sinistra” persegue un altro obiettivo oppure il profilo politico e lo stesso progetto programmatico del Pd sono cambiati profondamente e progressivamente in questi ultimi tempi. Appunto, delle due l’una. Non si scappa.

Ecco perche’ il tema, che e’ destinato comunque sia a dominare e a caratterizzare il dibattito politico di questo campo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, merita di essere approfondito. Una cosa e’ certa. Il campo del centro sinistra non puo’ dividersi e serve, oggi piu’ mai, una leadership di questo campo variegato e composito alquanto unitiva ed aggregante. Una leadership politica e di governo. Al di la’ del sistema elettorale che faticosamente sara’ individuato e auspicabilmente votato dal Parlamento. E, soprattutto, e’ necessario conservare saldamente l’intero campo nell’alveo del centro sinistra riformista e progressista. Qualunque ipotesi equivoca o consociativa con altri settori politici e’ destinata, inesorabilmente, a creare confusione e a smarrire larghi settori dell’elettorato di centro sinistra.

Insomma, solo mantenendo la barra dritta sul centro sinistra come unica ed esclusiva prospettiva politica e’ possibile sventare alleanze estemporanee da un lato e dar vita ad avventure politiche e di governo dall’altro.