Dopo il 4 dicembre viene il 5!

Dopo il 4 dicembre viene il 5!

Comunicato di SinistraDem – Campo Aperto, associazione presieduta da Gianni
Cuperlo.

Dopo il referendum ci sarà bisogno di un Pd e di una sinistra più uniti e forti.
Ce lo chiedono domande, paure e speranze di milioni di persone in Italia. Ce lo
chiedono i venti che soffiano sul mondo dopo la vittoria traumatica di Trump e
di fronte al rischio di un collasso politico dell’Europa.
L’ispirazione della nostra associazione rimane la costruzione di un nuovo
centrosinistra di governo, largo e civico. Questa era e resta la condizione per
vincere le prossime elezioni politiche come ha confermato l’ultimo voto
amministrativo a cominciare da Milano e altre città.
Il Pd per cui ci battiamo deve cambiare. Rinnovare il legame con quanti oggi si
sentono lontani e che possiamo riavvicinare solo a condizione di una svolta
nelle classi dirigenti, nello stile, nell’ascolto e nella vicinanza verso chi
paga il prezzo più duro della crisi. Un partito che torni a parlare a culture,
società, movimenti. D’altra parte lo stesso referendum si svolgerà in un
contesto più ampio che investe l’avvenire dell’Italia e del mondo.
Viviamo uno tra i momenti più difficili dalla nascita del Pd per divisioni che
pesano dentro e fuori il nostro partito. E una stagione che, per la prima volta,
sembra mettere in discussione fino dentro l’Europa e l’Occidente quei principi
fondanti della democrazia che abbiamo ereditato e ritenuto a lungo intoccabili.
Per queste ragioni rivendichiamo l’impegno e la scelta di Cuperlo nel tentare di
accorciare le distanze almeno sul terreno delle regole della rappresentanza
(elezione diretta dei senatori e impianto della nuova legge elettorale per la
Camera). Il lavoro della commissione appare una nota di responsabilità in un
quadro di eccessi e incomunicabilità. Capiamo che la scelta di Gianni è stata
sofferta anche perché non condivisa da tutti. Ma comunque vadano le cose è utile
che vi sia chi immagina un “giorno dopo” meno traumatico per il Paese e le
istituzioni.
A chi alza steccati nel campo democratico rispondiamo con la parola “ponte”.
Perché la storia del Paese ha già pagato prezzi alti alle divisioni dei
progressisti. Per noi da sempre il pluralismo nella società e nei partiti è una
risorsa. Anche tra noi avremo molti che voteranno Sì e altri che sceglieranno il
No. Così vive quel “Campo Aperto” che abbiamo voluto assumere nel nome. E
ribadiamo che dentro il Partito Democratico a ciascuno vanno riconosciuti
rispetto e agibilità democratica qualsiasi sia la volontà di voto.
Riteniamo un errore avere drammatizzato e personalizzato il referendum e di
questo le prime responsabilità sono del premier e di parte del governo. Parliamo
di un tema che fino dall’inizio doveva essere prerogativa del Parlamento e che
dovrebbe ispirare a tutti un tasso di laicità, rispetto e ascolto, come è giusto
che sia quando si discute e si decide su una parte della Costituzione, e dunque
su qualcosa che precede e persino prescinde dalle maggioranze del momento.
Mai come oggi compito della sinistra è bloccare l’avanzata di destre xenofobe e
antieuropeiste. Noi lavoriamo per costruire ponti e alleanze capaci di aggredire
le sfide future. Per riuscirci serve ancorare il Pd a quel centrosinistra che,
come sempre, sarà giudicato da valori e scelte su diritti umani, lavoro,
uguaglianza.
Dopo il 4 dicembre viene il 5!